La Paura

A volte mi capita di ripensare alla paura con cui affrontavo gli esami universitari. Come molti/e colleghi/e sanno bene, gli esami di interpretazione hanno la capacità di suscitare il terrore nella maggior parte degli studenti (con poche eccezioni che ancora non riesco a spiegarmi), con tutto ciò che ne consegue (crisi isteriche, pianti disperati, pasti saltati, innumerevoli caffé, ore e ore passate a studiare glossari e documenti, incubi ricorrenti e tachicardia).
Ma, una volta superato lo scoglio dell’istruzione universitaria, una volta ufficialmente lanciati nel mondo del lavoro, tutto ciò svanisce. No?
No.
Non necessariamente.
La paura e l’ansia continuano ad accompagnare il professionista alle prime armi, per lo meno per me è stato così per i primi anni. Ricordo il batticuore per i primi incarichi, le notti insonni in vista della giornata di lavoro successiva, i riti scaramantici propiziatori perché il lavoro andasse per il verso giusto…
Ora che lavoro da qualche anno, però, mi chiedo e mi sento chiedere: è vero che con il passare del tempo, la paura e l’ansia per un incarico diminuiscono? 
Beh, domanda interessante. 
Nella maggior parte dei casi direi di sì, la paura si trasforma in tranquilla curiosità per quello che mi troverò ad affrontare, priva di ansia o di emozioni negative. Curiosità che comunque rappresenta per me uno stimolo a studiare per prepararmi adeguatamente. In alcuni casi però la paura e l’ansia ci sono ancora. Il primo caso è ciò che mi succede per lavori ricorrenti o già noti (anche solo parzialmente), il secondo caso è ciò che mi capita in vista di eventi del tutto nuovi, in ambiti specialistici o che presumo presentino difficoltà linguistiche rilevanti.
Come gestire l’ansia in questi casi?
A dire la verità non sono un’esperta in gestione dello stress o simili, devo dire che non ho nessuna soluzione “chiavi in mano” da proporre, non ho letto manuali e non ho frequentato corsi. Nemmeno quelli di respirazione per affrontare la sala parto, quindi sono davvero molto impreparata! Posso solo dire che accettare queste emozioni come parte integrante del mio mestiere mi aiuta a non esserne sopraffatta. In altre parole, la paura e l’adrenalina fanno parte del gioco, senza ombra di dubbio, quindi sapere che arriveranno e che, così come sono venute, se ne andranno, è l’approccio che mi permette di affrontarle.
Se può essere d’aiuto, posso dire che più alto è il livello di adrenalina prima e durante l’incarico, maggiore è la soddisfazione che lo segue. Salire su un palco ed espormi al pubblico piuttosto che stare “al sicuro” in cabina in fondo alla sala, tradurre per personalità o doverle tradurre, affrontare un argomento molto specifico senza aver ricevuto materiale per prepararmi: questi sono solo alcuni esempi di PAURA prima e durante l’interpretariato. 
Ma posso giurare che, una volta concluso l’incarico, mi sento davvero più leggera di qualche chilo e pronta a scalare la Marmolada a mani nude!
Poi… 
Poi mi viene in mente che devo studiare per un altro incarico e torno con i piedi per terra 😉
S.

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Translator & Interpreter