La Voce: Tips & Tricks – 3° episodio

VoiceLa logopedia è davvero efficace e utile per la voce di un interprete. L’esperienza che ho vissuto mi ha fatto capire che prendersi cura della propria voce con semplici accorgimenti è importante e può fare la differenza al lavoro.

Premetto e prometto che questo sarà il post conclusivo della saga.
Nei primi due articoli ho spiegato alcune tecniche di igiene vocale e di esercizio per migliorare la voce, quindi oggi vorrei semplicemente chiudere il cerchio fornendo un feedback personale sui risultati del corso di logopedia che ho frequentato e concluso con successo (senza perdermi una lezione, incredibile!).

Devo ammettere che prima di iniziare il corso non avrei scommesso neanche un caffè sulla sua efficacia. Mi aspettavo risultati non tangibili sulla mia voce, o comunque nulla di sconvolgente. In effetti non è successo niente di esageratamente sconvolgente alla mia voce, non sono diventata un soprano da opera, né gli altri percepiscono cambiamenti repentini nella mia voce, ma posso dire che un miglioramento c’è stato ed è tangibile. Per lo meno per me, che uso la voce tutti i giorni, costantemente, per lavoro e – soprattutto – con la mia gaia famigliuola a prevalenza femminile (capite perfettamente quali siano le implicazioni dell’ultima affermazione).

Dopo tanto faticare e “vociare” durante le sedute, ci siamo lasciati con un importante programma di mantenimento, che consiste nel ripetere tutto ciò che abbiamo imparato durante il corso su base quotidiana (o quasi), per circa 6 mesi a partire dalla conclusione del percorso. Il programma di mantenimento conta ancora di più delle sedute fatte finora e può fare la differenza in termini di performance se attuato pedissequamente.

Il programma prevede l’applicazione di tutte le misure di igiene vocale tranne l’idroterapia, che  può essere sospesa fino al cambio di stagione, mentre sono da preferire i fumenti, data la stagione fredda in arrivo („il caldo dentro“, come lo ha definito la nostra fantastica logopedista). L’igiene vocale può essere intensificata in previsione di giornate „importanti“ o impegnative dal punto di vista della voce o situazioni flogistiche (devo ammettere che io ho un debole per i fumenti con la camomilla romana, danno dipendenza e assuefazione). La parte fondamentale del programma di mantenimento rimane ovviamente l’esercitazione, preceduta da un buon riscaldamento (se non sapete quando iniziare, il momento migliore per me è quando guido per andare al lavoro: immaginatevi la bella scenetta di me al volante che „trillo“ come una sveglia e faccio boccacce per esercitarmi con la voce).

Al di là del programma di mantenimento, che non vi sto a descrivere nei dettagli, la vera rivelazione per me è stata il confronto delle due registrazioni della mia voce, fatte rispettivamente prima delle sedute e alla fine del corso: io stessa ho potuto constatare un netto miglioramento della voce, sia in termini di arricchimento di armoniche che in termini di prestazione: ho scoperto, cioè, che la mia voce è diventata più fluida e potente con uno sforzo ridotto. Vi pare poco? Non ci potevo credere.

In base a quanto emerso dalle registrazioni, ho ancora un notevole margine di miglioramento, che posso ottenere lavorando sul volume e sulla pienezza della voce con esercizi mirati. Quindi ora non mi resta che rimboccarmi l’ugola e lavorarci per i prossimi 6 mesi.

Tutto questo però mi ha fatto riflettere molto sull’importanza di un uso corretto della voce al lavoro, che non è affatto scontato, soprattutto per chi la voce la usa costantemente come me. Gli insegnanti sono l’esempio emblematico in questo senso, ma anche l’interprete, „mediatore“ della comunicazione che deve essere il più possibile „invisibile“ o impercettibile, ma tradurre tutto e tutti, è una figura a rischio in questo senso. Tanto più che, come potete leggere qui, l’interprete tende a ignorare la propria voce (output) durante la simultanea per potersi concentrare sull’input. Gli interpreti sono bravi a ignorare se stessi. In circostanze normali, ascoltare la propria voce è fondamentale per avere un controllo su ciò che stiamo dicendo, ma gli interpreti devono concentrarsi su ogni parola da tradurre, quindi imparano a prestare meno attenzione alla propria voce. Questo forse spiega la mia diseducazione vocale e i miei problemi di disfonia.

Cosa ne pensate? avete suggerimenti o trucchi del mestiere per „proteggere“ la vostra voce?

S.

Written by

Translator & Interpreter