Al lavoro con la baby

Computer nella sua custodia, caricabatterie numero uno e caricabatterie numero due, cartellina degli appunti, acqua, ammennicoli per la connettività e simili, borsa uno e borsa due, occhiali da sole…c’è tutto? 
No, manca l’ovetto con dentro la bambina, con relativa borsa del cambio.
Ok, ora posso partire per la prima giornata di lavoro con la pupa al seguito…
Pazzia?
Un po’.
Cliente comprensivo?
Moltissimo, altrimenti non avrei potuto farlo.
Quale altro cliente mi permetterebbe di appoggiare un ovetto ripieno di poppante per una giornata su un tavolo da riunioni in cristallo, se non un cliente estremamente comprensivo e disponibile?
Robe da baciarsi i gomiti, in un certo senso.
Qualche giorno fa, mentre le due principesse “grandi” (oh mio dio, grandi?!?) erano dai nonni al mare e il marito al lavoro, sono potuta partire anch’io alla volta dell’Emilia, per trascorrere la mia prima giornata “produttiva” fuori casa – perché in casa/ufficio non ho mai smesso realmente di lavorare, persino dal letto del reparto maternità mi sono ritrovata a spedire traduzioncine – a 100 e passa km da casa (non ditelo a mia madre, per favore).
Molte/i penseranno: ma chi te lo fa fare? a volte lo penso anch’io, ma in fondo lavorare mi piace, è una parte di me che se in questo momento venisse eliminata del tutto, ci rimetterei in felicità.
Qui si potrebbe aprire una lunga parentesi sulla frustrazione eterna della mamma lavoratrice divisa fra famiglia e professione, ma non lo farò per ovvi motivi di ridondanza, ne avrete letti a iosa di articoli su questo tema.
Però una cosa la voglio dire: se al mondo ci fossero più aziende/clienti ben disposti come l’anonimo di cui sopra, le mamme sarebbero molto più serene, perché potrebbero esprimere il loro potenziale di flessibilità (magari concentrando molto lavoro in poche ore, come solo loro sanno fare) e di affetto nei confronti dei propri pargoli, senza essere costrette a lasciarli alle cure di altri nei primi mesi di vita, quando richiedono tutta la fisicità e l’attenzione della madre (e soprattutto quando dormono e mangiano soltanto, non rendendo impossibile il lavoro).
Ma torniamo a noi, dopo il solito viaggetto in macchina io e la piccola lady arriviamo a destinazione, il computer è connesso, si inizia a lavorare. La piccola è passata, nell’arco di qualche ora, dall’ovetto alle gambe della mamma e dalle gambe della mamma dentro la fascia, con praticamente nessuna interruzione seria della mia produttività – perchè, si sa, i neonati quando si trovano in un ambiente estraneo dormono ancora di più…e persino il pranzo di lavoro è andato bene: risotto per la mamma e latte di prima qualità (offerto da Madre Natura) per la giovanissima.
Basta veramente poco per poterlo fare, perché allora l’Italia ancora una volta è anni indietro rispetto ad altri paesi?
Mentre rifletto su maternità e lavoro…non vedo l’ora di sapere quando faremo la nostra prossima uscita professionale in coppia 😉
S.

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Translator & Interpreter